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Nella parte più alta del colle cittadino di Squillace, si ergono le imponenti mura e le torri del Castello. Fu dapprima una fortificazione bizantina, sorta sulle rovine del Monastero Castellense di Cassiodoro. Si presenta con mura in pietra, altissime, con un portale bugnato sovrastato dallo stemma marmoreo della famiglia Borgia. La sua architettura è discontinua e non segue precisi canoni, in virtù del fatto che lo stesso fu assoggettato a diversi rimaneggiamenti e ad aggiunte in epoche diverse. La facciata si presenta con due grossi torri, una cilindrica e l'altra poligonale. Le notizie storiche ci dicono che la fortificazione appartenne dapprima ai   bizantini   che vi   costruirono   il loro "castrum", che è l'ultimo baluardo ad essere conquistato dagli Arabi. Nel 904 Squillace divenne una roccaforte musulmana e nella città si insedierà l'emiro Abstaele venuto dall'Africa. Rapine e saccheggi caratterizzarono la vita della roccaforte musulmana. Verso il 921 divenne emiro di Squillace Olkbeck che occupò il suo suo nido d'aquila, dove venne poi ucciso. Al suo posto siederà Saklab. Nel 982 Ottone di Sassonia sconfisse presso Squillace i bizantini, i quali avevano riconquistato il Castello nel 965. All'inizio dell'anno 1000 l'emiro Mihael mise a sacco Squillace. Nel 1044 Squillace venne conquistata dai Normanni e viene inserita tra le grandi contee feudali del Sud. Dalla cronaca di Lupo Protospatha si sa che Guglielmo Braccio di Ferro e Guaimaro V, principe di Salerno e , allora, sovrano feudale dei Normanni, si impadroniscono del Kastron di Squillace e sull'altura costruirono, la dove sorgeva la fortificazione Bizantina-araba, un grande e forte Castello che chiamarono Stridula ( per il fischio battente del vento sulle mura). Ruggero I d'Altavilla, detto il Normanno, soggiornò a Squillace, avviando per questa Città un vero periodo aureo, con la latinizzazione del culto e l'avvio di importanti opere. Fu questo il periodo in cui a Squillace hanno convissuto più lingue, più stirpi e diverse culture. La dinastia degli Altavilla, signori di Squillace per circa un secolo fu protagonista con Roberto Guiscardo, i Conti Ruggero, Eberardo, Guglielmo e Riccardo, ma anche con Adelaide, Elisabetta, Sichelgaita e Medania. Fu questa dinastia che riuscì ad abbattere l'ultima roccaforte bizantina di Squillace e ne soppiantò l'organizzazione, recidendo l'esperienza di rito greco-bizantino che per oltre tre secoli aveva caratterizzato la diocesi di Squillace e reintroducento in chiave politica e religiosa la latinizzazione dell'area scillacense. Il gran Conte Ruggero fu autore proprio in Squillace delle donazioni delle terre di Santo Stefano del Bosco al grande asceta San Bruno di Colonia: su queste terre il Santo fondò la grande Certosa di Calabria. L'incontro tra il gran Conte Ruggero e San Bruno avvenne il 29 luglio del 1098 proprio nel Castello di Squillace, presente anche il beato Lancino e l'ultimo Vescovo del rito greco-bizantino di Squillace, Teodoro Misimerio. Il 14 febbraio 1783 l'antico Castello, sotto l'impeto del grande terremoto di quei giorni, vede crollare con i suoi muri tante volte imbattibili l'impalcatura del vecchio mondo feudale e vede nascere, qui sotto una tenda, presagio e promessa di una era nuova che cominciava, il Padre della rivoluzione italiana, Guglielmo Pepe.

Gli amanti del castello

Durante la campagna di scavi, condotta nel Castello di Squillace dall'Ecole Francaise, sono stati rinvenuti, in nuda sepoltura, nell'angolo interno della rocca coincidente con la torre poligonale, due scheletri avvinti in un tenero abbraccio. Con i piedi rivolti verso l'apice nord - est della torre, mano nella mano, i due scheletri - ben conservati - lasciano avvolta nel mistero la fine tragica della loro vicenda umana, ma destano tanta tenerezza per la loro giacitura. Le indagini e gli accertamenti scientifici disposti dalla Soprintendenza alle Antichità della Calabria e gli studi della stessa Ecole Francaise fanno risalire gli scheletri agli anni compresi tra il 1200 ed il 1300. Tanti erano i conflitti in quell'epoca che, dall'XI secolo fino al XIII, si intrecciano con avvenimenti politicamente rilevanti: le dominazioni bizantina, normanna, sveva, angioina, dei Monftort. Basti solo ricordare che questa signoria si insediò in Squillace con frotte di cavalieri francesi o filofrancesi dopo la tragica fine di Manfredi e di Corradino di Svevia. Possiamo pensare che la città sia stata teatro di avvenimenti cruenti sempre riconducibili a fattori di predominio nonché a vicende misteriose ed esoteriche? Riprendendo il discorso degli scheletri rinvenuti nel castello e riportandolo ai dati concreti, va detto che gli stessi sono quelli di una coppia: il maschio altro mt. 1,70 e la femmina 1,68; mano nella mano e con i rispettivi crani rivolti l'uno verso l'altro. L'epoca a cui gli studiosi fanno risalire la morte ed il seppellimento, l'altezza stessa dei corpi sono preziosi elementi per ipotizzare che non si trattava di gente del luogo, bensì di "nordici", tenuto conto dell'altezza media dell'uomo meridionale. Una curiosità: un noto rabdomante calabrese, circa 15 anni fa, aveva segnalato ad alcuni cittadini di Squillace la presenza di due scheletri seppelliti nel castello, segnalando anche la morte violenta della giovane coppia, nonché l'esistenza con altri oggetti di un pugnale avvolto in pelle di serpente e l'aggirarsi di misteriosi mastini. Queste indicazioni, seppure tutte da verificare, ci porterebbero all'araldica sveva ed a quella dello scudo dei Montfort.