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La tradizione della ceramica di Squillace è attestata da un famoso reperto: un grande piatto da parata, ingobbiato, con intrecci e figurazioni, in giallo oro graffiti sul fondo rosso scuro del biscotto. E' un lavoro di ispirazione araba e reca sul retro il marchio Sqllci e l'indicazione dell'anno di fabbricazione:1654. La ceramica ingobbiata e graffita di Squillace si connota quale esempio di straordinaria continuità con la ceramica graffita bizantina. Trae probabilmente le sue origini dalle produzioni ceramiche della Magna Grecia, periodo al quale si ascrive una delle prime fonti storiche che per altro riguarda l'intero comparto delle ceramiche calabresi. Tale fonte è rappresentata dal mitico ricordo di Agatocle re di Sicilia, a suo dire "nato da padre vasaio", e nella fattispecie figlio di Carcino, nativo di Reggio, che per ragioni politiche aveva dovuto esulare in Sicilia, esercitando l'arte del vasaio a Terme Selinunte, l'attuale Sciacca. Le lavorazioni su ceramica graffita, già ampiamente conosciute nel mondo romano, continuarono ad essere praticate a Bisanzio anche dopo la decadenza di Roma e si diffusero in tutta l'Italia meridionale e soprattutto in Calabria grazie all'espansione politica bizantina, iniziata nel VI secolo e consolidata nel IX secolo anche sul piano religioso-culturale grazie alla diffusione del monachesimo basiliano. Nel IX secolo, Ruggiero il Normanno decise di riportare al rito latino l'importante diocesi di Squillace e di fondare nel suo territorio la famosa Certosa di Serra S.Bruno. La documentazione archivistica del periodo riporta le prime fonti che citano i nomi di alcuni figuli squillacesi; in particolare un "Giovanni" detto "Cannata" ed un Sergio detto "Scutelli" entrambi nativi di Squillace e presenti all'assedio di Capua del 1098. Nel 500, la ceramica di Squillace viene ancora citata in alcune testimonianze bibliografiche che le riconoscono grande valore artistico, in particolare, Giovanni Barrio nel suo "De Antiquitate et Situ Calabrie" del 1571, definisce le produzioni ceramiche come "figulina opera insigna" dando così una precisa indicazione sulla fama acquisita dalle fornaci squillacesi. Ai secoli XVI e XVII sono da ascrivere infine i più noti ritrovamenti di reperti provenienti dalle fabbriche di Squillace:anfore, grandi piatta di parata, bottiglie ed ancora idrie farmaceutiche, crateri ecc. tutti di notevolissima fattura, ed attualmente conservati in alcuni dei più importanti musei italiani ed internazionali: in particolare quelli di Napoli, Museo di Capodimonte; Rovereto, Museo Civico; Faenza Museo Internazionale delle Ceramiche; Londra, Victoria and Albert Museum; New York, Metropolitan Museum of Art. Una lavorazione così particolare che ha ricevuto riconoscimento a livello nazionale. Tra le ceramiche DOC italiane, infatti, ci sono anche quelle prodotte a Squillace. Ancora oggi l'arte della ceramica è molto viva nella città di Squillace, grazie sopratutto ai maestri artigiani-vasai. Le botteghe sono ubicate nel centro storico: In viale fuori le Porte incontriamo la Bottega " IL TORNIO" di Claudio Panaia e Russomanno Beatrice, nella parte sottostante il castello troviamo il "CENTRO CERAMICHE SOUVENIR"di Francesco Mellace; accanto alla chiesa di S.Pietro troviamo la Bottega " IDEART" di Antonio Commodaro; proseguendo nel corso troviamo la Bottega " DECOART" di Tina Gallo, la Bottega "LA TERRACOTTA" di Nicola Aiello e la Bottega " STUDIO D'ARTE 91 di Giuseppe Cerullo; nella discesa Guido Rhodio troviamo la "Cooperativa Artigiana Ceramisti Vasai S. Agazio".