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Nel 1096 il Conte Ruggero I, divenuto padrone della città di Squillace, si preoccupò di latinizzare la Chiesa prima, la popolazione poi, in modo da far scomparire, con il rito Greco sino allora in vigore, anche la dominazione Bizantina, che era ancora molto radicata nella cittadinanza. Per riuscire in questo intento, il Conte Ruggero eresse in quell'anno una nuova, magnifica chiesa (Cattedrale) sotto il titolo della Assunzione di Maria; la dotò di rendita e rinnovò la maestà del Culto Divino, la provvide, dopo la morte di Teodoro misimerio, ultimo Vescovo Greco di Squillace, di un pastore latino con il consenso di Urbano II. Tale, fu Giovanni Niceforo, decano di Mileto il quale ne prese possesso nello stesso anno(1096) In prova di tali cose, il Conte redisse un atto nello stesso anno. Tale Cattedrale di stile Normanno, a pianta centrale di Croce Greca subì, insieme alla maestosa Torre Campanaria, dei danneggiamenti del terremoto del 1643. Distrutta poi da altri eventi fu ricostruita dal Vescovo Mons Michele Abbati nel 1737 ; per essere poi nuovamente distrutta dal terremoto del 1783. Fu fatta ricostruire, nell'attuale struttura architettonica, pressappoco nello stesso sito, dal Vescovo Nicola Notaris che la consacrò il 6 maggio del 1798. L'attuale Cattedrale, in stile neoclassico, a tre navate, con la facciata tutta in pietra lavorata da 14 maestri scalpellini e dal Capo Mastro Domenico Caruso da Altilia(CS) è rivolta ad occidente ed oggi, finalmente, vede completarsi nell'ultima parte (la Crociera), rimasta incompiuta per l'intervenuta morte del Vescovo Nicola Notaris. I lavori in corso hanno permesso uno scavo archeologico per il ritrovamento delle vecchie rovine normanne, ma soprattutto per il completamento dell'opera dopo duecento anni. Fatta a pianta centrale a forma di croce latina la chiesa Cattedrale si presenta con la sua maestosa ed austera facciata in tufo e a forma basilicale. Entrando subito a destra si nota l'artistico e singolare fonte Battesimale, appartenente, molto probabilmente, al periodo del Vescovato Capace-Galeota, composto da una conca marmorea con piccole teste di cherubini e stemmi vescovili. Completa la conca un cappello in metallo di recente costruzione. Proseguendo sempre a destra si nota il bellissimo monumento dedicato al Vescovo Nicola Notarsi che però non contiene i suoi resti mortali, perché tumulati nella Chiesa Matrice di S.Caterina dello Jonio, dove il Vescovo Morì l'8 luglio 1802. Al centro della navata laterale destra, si può ammirare un raro altorilievo del XV sec. Rappresenta la figura intera di un Vescovo, ritto in piedi, in paludamenti pontificali, con le braccia stese e le mani unite sul grembo, volto raso e ben modellato e palpebre aperte: esso è la pietra tombale del monumento di Mons. Vincenzo Capace, come si desume dalla lastra marmorea, con epigrafe a scrittura romana triangolare posta ai piedi della stessa figura. Nella navata laterale sinistra si trova la Cappella di S.Agazio Martire, col suo fastigio marmoreo rosa con quattro colonne, cornice con attico e candelabro decorativo centrale, offerto nel 1580 dal Vescovo Marcello Sirleto, da Pietro Borgia Principe di Squillace e del Capitolo Cattedrale. Due sportelli di legno con intagli ed artistiche pitture del sec. XVIII custodiscono la statua del Santo e l'urna in cristallo e argento delle sue venerate ossa, donata dal Vescovo Mons. Michele Abbate. Altare in marmo bianco a doppia mensa con ipogeo per la custodia delle reliquie, eseguite dallo scultore serrese Michele Bacillari, dichiarato altare privilegiato con Bolla del 7 febbraio 1578 dal Papa Gregorio XIII e consacrato dal Vescovo Concenzio Pasquini il 16 gennaio del 1852. Sulle due pareti laterali vi si trovano due artistici mosaici, raffiguranti il martirio del Santo e l'approdo miracoloso delle sue ossa al lido di Squillace. Vi è inoltre il coro ligneo realizzato ad inizio di questo secolo quale dono dei preti al Vescovo dell'epoca Mons. Eugenio Tosi. Gli stucchi e gli affreschi sono databili tra gli inizi del XIX ed altri, invece, sono dell'ultimo intervento di restauro realizzato dal Vescovo Armando Fares negli anni dal 1950 al 1957. La Cattedrale conserva il culto dell'Assunta, cui la chiesa è dedicata, in prosecuzione del culto greco della Dormitio Virginia ( nel giorno dell'Assunta veniva esposta, fino a qualche decennio fa, la statua della Vergine Dormiente, oggi esposta nella Navata sinistra della Cattedrale in una cappella interamente a lei dedicata. L'attuale intervento di recupero e scavo ha consentito il recupero delle reliquie del Venerabile Padre Antonio da Olivadi. Il completamento della Cattedrale è stato possibile grazie alla tenacia e alla bravura di un nostro concittadino, già Presidente della Giunta Regionale On. Guido Rhodio, al Decano del Capitolo Cattedrale e Vicario Generale Mons. Raffaele Facciolo, all'Arciprete Don Giuseppe Megna, nonché all'attuale Vescovo Metropolita della Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace Mons. Antonio Ciliberti e al Vescovo Emerito dell'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace Mons. Antonio Cantisani.


Il Beato Padre Antonio da Olivadi

Olivadi diede i natali al Venerabile servo di Dio Padre Antonio da Olivadi. Egli nacque il 1 gennaio 1653 e si narra che in quella notte una grande e prodigiosa luce, interpretata come segno di Dio, fu vista sfavillare sul tetto della casa. Entrato nell'ordine cappuccino nel 1670, Padre Antonio, fu ordinato Sacerdote intorno al 1680. Egli spese tutta la sua vita in Calabria e in ogni parte del Regno di Napoli, sorretto dalla forza delle sue opere ascetiche e con la predicazione instancabile del Cristo Crocefisso e dei Dolori di Maria. Tutto ciò gli fece guadagnare l'appellativo di "Apostolo delle Missioni". Evangelizzò per più di trent'anni l'Italia Meridionale e la Sicilia dando un valido impulso alla spiritualità delle nostre contrade e della nostra gente, facendosi interprete delle afflizioni. Colmo di meriti e consumato dalle fatiche, il servo di Dio, chiamato Beato dalla voce popolare, chiuse la sua apostolica vita nel Convento S.Maria della Misericordia di Squillace il 22 Febbraio 1720 e fu sepolto in un angolo della cappella S.Antonio dello stesso Convento. Il Vescovo di Squillace Mons. Abbati, iniziò il processo canonico per la sua batificazione il 31 luglio 1736. Esso si concluse il 21 Marzo 1746, ma si interruppe per i rivolgimenti politici intervenuti. I resti mortali del Beato Antonio, ancora molto venerati fino al terremoto catastrofico del 1783, si pensava fossero stati travolti e dispersi da tale flagello. Inaspettatamente però il 10 dicembre 1995, sono stati rinvenuti nella Cattedrale di Squillace, dentro il monumento funebre del Vescovo Nicola Notaris, che evidentemente li aveva gelosamente nascosti al momento della consacrazione del nuovo tempio sacro nel 1798. I resti mortali del Servo di Dio, sono stati nuovamente ricomposti dopo la ricognizione canonica da parte dell'Arcivescovo Mons.Antonio Cantisani, il 23 Dicembre 1995, nell'attuale cappella del Crocefisso della Cattedrale di Squillace. Gli abitanti di Olivadi molto devoti al Beato Antonio, gli hanno intitolato una via, una traversa, un piazzale e per ultimo il 20 luglio 1997 la Piazza principale del Paese. Altri uomini illustri sono stati Ludovico Gemelli, scienziato (1757-1835) che partecipò ai moti Risorgimentali del tempo, Ludovico da Olivadi, oratore e scrittore sacro (sec. XVIII).