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Giuseppe Olivadoti nacque a Squillace il 7 dicembre del 1924. Compì gli studi classici presso il Seminario Vescovile di questa città, che in quel periodo rappresentò un faro di cultura per l’intera Calabria. Profonda fu la sua delusione allorquando, non più funzionante, tale faro smise di spargere luce, tant’è che egli spesso ripeteva: “non sempre gli anni che passano segnano un progresso”. Fu un appassionato cultore della letteratura calabrese e collaborò a riviste di carattere letterario e a numerosi periodici. Esperto nelle lingue greca e latina, compose carmi di diverso genere, e nel 1990 partecipò al “ Certamen Catullianum” ricevendovi la “magna laus” per aver scritto un carme polimetro dal titolo Cassiodori Senatoris Scylaceum reditus. Dedicò gran parte dei suoi scritti a Squillace con il fine di valorizzare la sua patria, per la quale nutrì un amore particolare. Ne costituiscono prova “Terra natia” (silloge di poesia) e “Tra la gente e le cose di Squillace”. La vita, il pensiero ed i sentimenti del prof. Olivadoti risaltano nel “corpus” delle sue opere letterarie. Non si può parlare di Giuseppe Olivadoti esclusivamente come uomo e scrittore, ma anche come cristiano cattolico. La sua vera essenza è una simbiosi fra profonda umanità, religiosità e amore per la cultura. Il suo cammino, provato da lunga cecità, è un progressivo inoltrarsi nella consapevolezza di un’esistenza che contempera le tre anime di uomo, umanista e fervente cristiano. Il prof. Giuseppe Olivadoti fu il primo studioso a porre in risalto il rapporto tra Giovanni Verga e la città di Squillace. Il romanzo “I carbonari della montagna”, infatti, viene interamente ambientato nel castello squillacese e nel territorio circostante, inserendo di conseguenza la nostra città nella storia della letteratura italiana. Dobbiamo ad Olivadoti la ricerca su “La tradizione musicale di Squillace” (che comprende un arco di tempo di oltre cinquanta anni),uno studio sui mulini di tale città ed il profilo critico-storico su Guglielmo Pepe, Cassiodoro Senatore e di altri illustri personaggi squillacesi. Ulteriori sue opere da ricordare sono: “Pagine sparse”, “Luci dell’anima” e “Hymni sacri”. Quest’ultima opera, composta in latino, è una silloge di componimenti lirici a sfondo religioso, accompagnata da un’appendice che approfondisce, sul piano storico, gli argomenti trattati. Questo pregevole lavoro comprende undici inni dedicati alla Madonna, a Sante e Santi venerati nella nostra terra, tra i quali il Patrono della Diocesi di Squillace Sant’ Agazio. Il professore Olivadoti si spense a Catanzaro il 24 marzo del 2004.