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Pepe, Guglielmo (Squillace, - Torino 1855), generale del Regno delle Due Sicilie e patriota italiano. Ricevette la propria formazione militare durante il periodo napoleonico, combattendo con Murat contro gli austriaci. Dopo la restaurazione borbonica, fu integrato nell'esercito del regno con il grado di Tenente Generale. Entrato in contatto con la Carboneria meridionale, ebbe una parte di rilievo nell'organizzazione dei moti del 1820-21. Dopo la sconfitta, riparò in Francia per fare in seguito ritorno a Napoli durante la rivoluzione del 1848 dove ebbe l'intero comando delle truppe, combattendo insieme a quelle piemontesi. Postosi alla testa di truppe di volontari, si spostò più tardi a Venezia per partecipare alla difesa della Repubblica di San Marco. Nonostante la strenua difesa ci fu la caduta di Venezia il 12 agosto del 1849. Costretto all'esilio si ritirò a Parigi dove scrisse le sue memorie e successivamente a Torino dove  morì  l'8 agosto  del  1855.  Scrisse alcuni trattati sulla situazione politica italiana e nel 1850 pubblicò le sue memorie: Casi d'Italia negli anni 1847, 1848, 1849. I resti mortali di G.Pepe furono sepolti nella città di Napoli. Ancora oggi viene ricordato come un uomo che riusciva a trascinare le folle. Nella natia Squillace viene ricordato con un busto di marmo collocato in un angolo della bellissima piazza Duomo. Il busto è stato inagurato nel 1855. La via cittadina più importante porta il suo nome.


I moti del 1820-21

Nell'età della Restaurazione assunsero una rilevanza particolare le società segrete, organizzazioni rivoluzionarie che agivano nella clandestinità. Fra esse ci fu la Carboneria, che ebbe una particolare diffusione nel Regno delle Due Sicilie, adottando un programma liberal-costituzionale di orientamento monarchico e configurandosi come l'embrionale partito della emergente borghesia liberale. In Piemonte erano limitatamente presenti gli Adelfi e i Sublimi Maestri Perfetti, le cui origini risalivano all'attività dell'egualitario e comunista Filippo Buonarroti. Assai più estese furono in quella regione le ramificazioni della Federazione, propagatasi anche in Lombardia, la quale mirava alla creazione di una monarchia costituzionale retta da un principe di casa Savoia ed estesa a tutta l'Italia settentrionale. La rivoluzione costituzionale, appoggiata dai militari, scoppiata in Spagna nel 1820 ebbe forti ripercussioni nel Regno delle Due Sicilie, dove la Carboneria si era diffusa anche nell'esercito. L'improvvisa insurrezione di Nola dell'1-2 luglio, guidata dal carbonaro Minichini e dagli ufficiali Morelli e Silvati, diede il via a un vasto movimento, capeggiato dal generale Guglielmo Pepe; alcuni giorni dopo Ferdinando I si vide così costretto a proclamare una costituzione, modellata su quella spagnola, che prevedeva una sola Camera, quella elettiva, e limitava quindi fortemente i poteri del re. Il nuovo governo fu in prevalenza composto di elementi formatisi negli anni in cui era stato re Gioacchino Murat (1808-1815): buoni amministratori, erano però poco adatti a interpretare le aspirazioni della borghesia liberale che era stata l'anima del movimento. Ben presto nacquero problemi simili a quelli sorti in Spagna: le incomprensioni politiche tra liberali avanzati e liberali moderati; le ambiguità del re, profondamente contrario alla costituzione; l'ostilità dell'Austria, che vedeva nel movimento rivoluzionario un elemento di turbativa dell'assetto politico dell'Italia e una minaccia per il proprio predominio sulla penisola. Inoltre il 15 luglio 1820 a Palermo scoppiò un violento moto separatista, caratterizzato da un'ampia partecipazione delle masse popolari, che il governo di NapoIi represse rioccupando la città il 6 ottobre. Mentre si accentuavano le divisioni all'interno del movimento rivoluzionario, il congresso delle maggiori potenze europee riunitosi a Lubiana il 26 gennaio 1821 affidò all'Austria il compito di intervenire militarmente; e nel marzo 1821 l'esercito austriaco sconfisse facilmente le truppe guidate da Guglielmo Pepe, soffocando così la rivoluzione napoletana. In Piemonte, le forze dell'opposizione liberale rivendicavano un governo costituzionale rappresentativo. Il fattore che le differenziava rispetto al movimento napoletano era l'idea di combattere contro l'Austria per unificare l'Italia settentrionale sotto la dinastia sabauda. Mentre nel Lombardo-Veneto la severa repressione poliziesca impedì sul nascere ogni tentativo, a Torino i moti del Mezzogiorno suscitarono nuove speranze nei gruppi di orientamento liberale capeggiati dalla nobile figura di Santorre di Santarosa, che cercarono di avviare un movimento rivoluzionario che avrebbe dovuto coinvolgere l'erede al trono, Carlo Alberto. Ma dopo un'iniziale apertura ai disegni dei liberali Carlo Alberto, personaggio inquieto e pieno di contraddizioni, ritirò il proprio appoggio ai cospiratori. Il moto rivoluzionario tuttavia ebbe egualmente inizio e da Alessandria, dove la guarnigione inalberò il tricolore verde, bianco e rosso del napoleonico Regno d'Italia, simbolo di nazionalità (9-10 marzo 1821), si estese al resto del Piemonte. Vittorio Emanuele I si convinse allora ad abdicare in favore del fratello Carlo Felice che, momentaneamente fuori del Regno, fu sostituito da Carlo Alberto in qualità di reggente. La sconfessione da parte di Carlo Felice e la successiva esautorazione di Carlo Alberto, che in un primo momento aveva ceduto alla spinta rivoluzionaria e il 15 marzo aveva giurato fedeltà alla Costituzione spagnola, furono seguite dalla richiesta di intervento all'Austria da parte di Carlo Felice. L'8 aprile 1821 presso Novara le truppe costituzionali raccolte da Santorre di Santarosa furono sconfitte dagli austriaci, e in Piemonte si apriva un nuovo periodo di reazione.


Avvenimenti

05.07.1820: Il generale murattiano Pepe si unisce ai carbonari ribelli e guida le forze costituzionali

09.07.1820: Guglielmo Pepe entra trionfalmente a Napoli

16.04.1821: Pepe è condannato a morte

24.01.1823: Comminata a Pepe una seconda condanna a morte

04.05.1848: Pepe guida un corpo di spedizione napoletano in Alta Italia

16.05.1848: Richiamato a Napoli, Pepe rifiuta di tornare e accorre in difesa di Venezia

09.08.1855: Guglielmo Pepe muore a Torino