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Squillace vanta un numero alto di palazzi gentilizi di grande prestigio e di indubbio pregio archittettonico: essi costituiscono la struttura portante della morfologia dell'asse urbano principale. Nel periodo antecedente al terremoto la città di Squillace, numerava oltre una quarantina di questi edifici nobiliari; a causa dei tragici eventi sismici del 1783 molti di essi crollarono o rimasero gravemente lesionati: alcuni furono ristrutturati o ricostruiti dalle macerie, altri scomparvero per  sempre  dallo scenario  urbano.  Nel periodo successivo alla costruzione del castello normanno e alla formazione del primo insediamento stabile, Squillace fu scelta come dimora da illustri famiglie normanne, romane, greche, attirate dalla bellezza del luogo e dal prestigio di una felice localizzazione nell'ambito regionale. I primi palazzi furono quindi edificati nelle immediate vicinanze del castello, e sui fianchi del percorso di crinale che conduceva alla cattedrale; questi probabilmente si inquadrarono come elementi di spicco nella zona adiacente la fortezza, ma non svolsero forse quella funzione polarizzatrice che avrebbe caratterizzato i palazzi del successivo asse urbano; di essi rimane infatti qualche sporadica testimonianza in alcuni reperti come portali, fregi, finestre, lesene e altri elementi architettonici di particolare qualità artistica. La nascita del nuovo asse urbano avvenuta intorno al XIII secolo, favorita anche dalla definitiva sistemazione del sistema difensivo, vide il continuo proliferare di nuovi edifici nobiliari che esigevano l'affaccio sul percorso principale della città, andando ad occupare i settori più pianeggianti che consentivano un maggiore sviluppo volumetrico delle strutture. Si definirono così le principali polarizzazioni del tessuto urbano che, pur non avendo la forza magnetica del castello e della cattedrale, determinarono attorno a sé la progressiva espansione del nucleo storico; il valore dell'edifìcio nel contesto urbano era commisurato dalla sua importanza strutturale e formale, spesso indice del prestigio del casato, dalla centralità della ubicazione, dal numero di edifìci appartenenti alla stessa famiglia: questo spiega la maggiore forza attrattiva di alcuni palazzi gentilizi rispetto ad altri. Nell'ormai definito assetto strutturale del corso Pepe, un numero ristretto di edifici nobiliari spiccava dunque dal tessuto urbano per porsi come elemento magnetizzante ai fini dell'incremento insediativo: sul semiarco meridionale i palazzi della famiglia Pepe, in particolare quello sede dell'attuale municipio, che si apriva su uno spiazzo esterno che costituiva un luogo privilegiato di aggregazione sociale; sul semiarco nord-orientale palazzo Rhodio, anch'esso prospicente ad uno spiazzo aperto che introduceva al settore settentrionale del corso Pepe; nel rione dei Santi Apostoli palazzo Olivieri, che si apriva su una piazza prospiciente le chiese dei Santi Apostoli e di San Nicola delle Donne. Come si può notare, questi edifici erano localizzati in diversi punti strategici del centro storico, situati al centro della zona di loro influenza: inoltre essi si affacciavano su spazi aperti che, nel caso di Squillace, rappresentavano vuoti significativi nella fitta rete del tessuto urbano, a testimonianza di una indiscussa supremazia di queste strutture nel contesto urbano globale.