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Le indagini di scavo, iniziate nel 1965 da Ermanno Arslan per conto della Soprintendenza Archeologica, continuano ancora oggi secondo un programma annuale, e hanno riguardato prevalentemente le grandi emergenze monumentali del teatro, del foro e della basilica normanna. Della città greca non sono ancora emerse strutture murarie: una conferma della sovrapposizione topografica tra il centro greco e quello romano si ha tuttavia dall'affioramento su tutta l'area di abbondante materiale, per lo piu' ceramuco, a partire dal VI sec. a. C. (un'antefissa con Gorgone, ceramica attica a figure nere, produzione italiota ecc.). Molto si può invece già apprezzare della Scolacium romana, tardoantica e medievale. Un itinerario con pannelli esplicativi guida il visitatore in un percorso che, dall'ingresso, lo porta nei pressi degli imponenti ruderi della basilica normanna di S. Maria della Roccella (XI-XII sec.): il monumento mostra più fasi costruttive, evidenti soprattutto nelle parti alte delle murature che riutilizzano materiali edilizi romani. Lo stile romanico si mescola a influenze bizantine e arabe. La grande navata era coperta da capriate lignee e illuminata da cinque grandi finestre per lato. Il transetto sopraelevato era coperto da un sistema di volte a crociera e sporgeva lateralmente rispetto alla navata, inglobando le scale che portavano alla sommità. Dal transetto, attraverso ampi passaggi a gradini si accedeva al triplice corpo absidale ulteriormente sopraelevato. Sotto il presbiterio è la cripta, coperta anch'essa con volte a crociera. Proseguendo nella visita, dopo aver superato i fabbricati del vecchio frantoio e dell'Antiquarium, voltando verso mare si giunge al foro, una grande area rettangolare,  pavimentata con mattoni quadrati, circondata da portici. Ai margini della piazza sono stati già scavati: un Caesareum, la Curia e un'aula termale; all'interno dell'area forense sono visibili un tempietto, una fontana monumentale e un tribunal. Il decumano massimo chiudeva il lato corto verso monte, con una gradinata e una rampa arricchita da un'epigrafe plateale con caratteri bronzei. Da questa zona proviene un notevole gruppo di statue e ritratti conservate nell'Antiquarium. Oltre il foro, appoggiato sulla collina, sorge il teatro, costruito in almeno due fasi edilizie (I-II sec. d.C.) e destinato a ospitare circa 3500 spettatori; in alto si trova il tempietto in summa cavea. L'abbandono dell'edificio, a seguito di un violento incendio (300-350 d.C.) fu seguito da un imponente interro. Dalla scena provengono tre teste-ritratto (due d'età giulio-claudia, l'altra d'età flavia) di notabili locali; una di queste appartiene ad una delle due statue di togati, rinvenute anch'esse nella stessa area. Le ricerche preliminari hanno inoltre già individuato l'anfiteatro, sopra la collina del teatro, l'unico finora conosciuto della Calabria (II° d.C.), almeno tre impianti termali, le necropoli e l'acquedotto. Nel 1982 tutta l'area è stata espropriata dallo Stato per costituire il Parco Archeologico della Roccelletta. Da allora si è lavorato al ripristino degli edifici esistenti, per ricavarne magazzini, laboratori, uffici (il vecchio frantoio) e un Antiquarium (ex Casa Mazza).