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Il 3 giugno 1473, come si desume dalle pagine manoscritte verso la fine del 1600 da p. Lottelli, intitolato "De Squillacio redivivo libri quator", il nobile Pietro Licchetta legò per testamento tutti i suoi beni, per la fondazione di un ospedale e di un ricovero dei poveri, a Squillace. Sorse così la chiesa di Tutti i Santi con annesso un vasto edificio, sito in una posizione amena e salubre, ove gli ammalati e i poveri venivano assistiti curati e alimentati con le rendite dei beni del Licchetta. Ridotto il numero dei poveri e venendo a mancare gli ammalati, la principessa del tempo ed i nobili della città rivolsero una supplica al Sommo Pontefice Giulio III, affinchè si benignasse di commutare la volontà del testatore Pietro Licchetta, trasformando l'edificio da ospedale in un monastero di suore Cistercienzi, della congregazione di S.Bernardo. Il S. Pontefice, con Bolla del 27 maggio 1555, autorizzò tale petizione. Da allora il convento e la Chiesa di Tutti i Santi rifursero per l'osservanza delle S.Regole. Questa chiesa che attualmente è conosciuta come Parrocchia di S.Matteo Apostolo, così non fu tale, come si può desumere da quanto detto, nei suoi inizi e nella sua fondazione. L'autorevole manoscritto Stato attuale ossia Lista di Carico redatto nel 1790 annota: la chiesa di San Matteo Apostolo si trova situata nel piano del castello, senza legname e tegole, i muri sono lesionati dal terremoto del 1783 e compongono canne di fabbricazione n. 62 ed il suolo consiste in 44 palmi. Era quella la storica chiesa del castello, in cui il Conte Ruggero, sottoscriveva, il 2 agosto 1099, il grande privilegio concesso a S.Bruno ed ai suoi monaci della certosa di S.Maria del Bosco e di S. Stefano di Serra San Bruno. Fu questa chiesa la sede provvisoria dei primi Vescovi di rito latino, quando con la morte di Teeodoro Misimerio, ultimo Vescovo greco, il Conte Ruggero volle ricostruire, con l'autorizzazione di Urbano II, la Diocesi di Squillace. Il terremoto del 1783 distrusse lo storico edificio, ne vi fu possibilità di vederlo risorgere nella primitiva ubicazione cosicchè ne furono trasferiti il titolo e i diritti parrocchiali alla chiesa attuale di Tutti i Santi, annessa al monastero, il quale in parte aveva subito la sorte di molti altri edifici rasi al suolo dal tremendo flagello. Ancora oggi si può ammirare la splendida facciata monumentale ed il campanile francescano. Dallo stemma francescano, scolpito sul portale, si deduce che in quel monastero abitarono, fino al terremoto, le monache di S.Chiara. In questa parrocchia si festeggia il 13 giugno la festa di S.Antonio, il 15 settembre la festa della Madonna Addolorata, il 26 settembre la festa di S.Cosimo e Damiano, il 13 dicembre la festa di S.Lucia. I parroci dal 1832 in poi sono stati:

- Giuseppe Maria Mirarchi, parroco dal 22.1.1832 al 29.9.1897;

- Vincenzo Carretta,parroco dal 30.9.1897 al 6.8.1906;

- Ferdinando Stilo,economo delegato dal 12.8.1906 all'anno successivo;

- Antonio Rodoquino,economo curato dal 20.9.1907 al luglio 1909;

- Antonio Rodoquino,parroco dal luglio 1909 al 192°";

- Agazio Tinello,economo curato dal 17.8.1925 al 6.4.1929;

- Leopoldo De Romanis,parroco dal 7.4.1929 al 24.4.1938;

Gregorio Procopio,economo curato dal 25.4.1938 al 30.3.1939;

- Gregorio Procopio,parroco dall'1.4.1939 al 16.9.51;

- Domenico Cirillo, parroco dal 17.9.1951 fino al 19.3.1987, giorno della sua morte.